Il Dott. Garcia e una compagna misteriosa alla scoperta delle inesplorate terre balcaniche.Il nostro primo contatto con i montenegrini è stato… con gli albanesi!
Sul favoloso traghetto della Montenegro Lines, in partenza da Ancona con ben 4 ore di ritardo, i nostri tentativi di socializzare con i “locals” per entrare in contatto con usi e costumi della terra che ci apprestiamo a visitare (in veste di veri viaggiatori, mica turisti, zaino e non roncato, Chatwin sottobraccio... e via!) si infrangono contro la dura realtà: qua sono tutti albanesi!!! Vanno a Scutari e il tragitto (o il traghetto?) della Montenegro Lines pare essere il migliore per raggiungere questa ridente località.
Ci dirigiamo verso la località balneare di Petrovac, arcinota sin dall’antichità per avere le acque più fredde del Mediterraneo, dove ci rilassiamo qualche giorno, entrando in contatto con la cultura turistica balcanica: spiagge inverosimilmente affollate, abbuffate di carne a 10 euro, moderato alcolismo, automobili naif (Yugo, Lada, Koral, Zastava), qualche fantastica scritta in cirillico, musica trash anni ’80-’90 (dalla discodance agli ingiustamente dimenticati Ricchi&Poveri), gabinetti a pagamento (sottile incitamento alla cacata naturalistica). Sconsigliamo, pertanto, i percorsi naturalistici a piedi nudi.
Evitiamo accuratamente Budva, la Rimini del Montenegro, descrittaci da alcuni superstiti come “un’immensa discoteca a cielo aperto” traboccante di musica, se possibile, ancora peggiore di quella di cui sopra e di “divertimenti” da far rabbrividire.
Puntiamo alle bocche di Kotor (un immenso fiordo stile norvegese e la più grande baia interna del Mediterraneo) e la nostra meta successiva è il minuscolo paesino di Perast. Ad arrivarci col teletrasporto verrebbe da pensare di essere in Svizzera oppure sul lago di Garda (ma molto più bello!). Noi comunque ci siamo arrivati con un autobus locale. Il paese è davvero piccolo e tranquillo, infatti non ci sono le solite megere alla fermata dell’autobus a proporci camere in affitto (probabile fregatura) e nemmeno esiste l’ufficio turistico... disperati, decidiamo di andare a chiedere in posta e... voilà! affittiamo una stanza nell’appartamento di due signorone piuttosto sovrappeso, che si trova proprio SOPRA la posta! Relax sulle microspiagge di Perast e bagni nel suo mare scurissimo e pulitissimo.
Per la serata ci dirigiamo verso la movida di Kotor, l’antica città marinara di Cattaro. Prendiamo il micropulmino di linea (10 posti) che nel giro di 3 fermate si riempie all’inverosimile (25 persone). Qui un allegro popolo vacanziero, in maggioranza donne dai 15 ai 45 anni seminude, si butta nel delirio notturno di Kotor. La guida parlava chiaro, «Evitate di andarci a luglio e agosto», e infatti è un casino totale: locali affollati, dj set (musica discutibile) in piazza, volumi altissimi, bancarelle e gente ovunque... Dopo due ore scappiamo.
sorprese e forse la prima prova di vita vera della sedicente coppia. Nostro compagno di viaggio è un vero globtrotter: americano di colore, allenatore di soccer, ogni anno dedica 3 mesi della sua vita a “viaggiare”, o meglio, ad accumulare timbri sul passaporto. Il suo viaggio si riduce infatti a una successione di aeroporto-paesaggio visto dal bus-paesaggio visto dal treno-aeroporto… tanti nonluoghi per un unico nonviaggio. E all’apparire di Dubrovnik, il globtrotter esclama “The most wondeful city in the world!”, scatta foto dal finestrino e ride contento. Ma neanche un'ora dopo l’arrivo nella suddetta citta’ ritroviamo l'inquieto globetrotter in attesa di un autobus per ripartire acora: "I want to go in Prague - ci confessa - and then in Dubai!".
Di Mostar (affascinante città con tanto di angeli che si tuffano dal tristemente famoso ponte in un fiume freddissimo anche ad agosto) ci preme segnalare il vino rosso locale, un similnebbiolo che taglia le gambe (Mostarino), e una deliziosa discoteca scavata dentro la roccia, Alì babà, dove, complice il vino, la Rakija e i numerosi Rum & Coca, simuliamo la scena madre della Corazzata Potemkin, facendo crollare alcuni cuscini di un divano giu’ per una scalinata, riscuotendo un certo successo fra i locals. Ubriachezza post-bellica.
A Sarajevo arriviamo in treno, partendo dalla stazione fantasma di Mostar. Il panorama è mozzafiato, ci muoviamo lentamente tra vette e laghi, dighe, fiumi larghissimi e calmi… vien voglia di fermarsi qui! E invece proseguiamo e siamo di nuovo metropolitani: viaggiamo sui deliziosi tram sarajevesi, esploriamo le periferie dall’architettura sovietica, ascoltiamo un concerto dal vivo di cover anni ’80 in uno scantinato trendy, visitiamo anche il museo del tunnel (stile Checkpoint Charlie a Berlino), riempiamo i nostri zaini con gli ultimi gadget (tra cui fantastici oggetti olimpico vintage di Sarajevo 84 e magliette del Maresciallo Tito!) e tocca già tornare, con un viaggio Sarajevo-Torino di 32 ore, culminato nell’incontro inaspettato, a Porta Nuova, con un dr. Impiccio quanto mai curioso, di ritorno da chissa’ quale meta esotica.
7 commenti:
Grande Garcia, ottimo reportage.Degno delle più pregiate guide turistiche!La tua puntualità nei dettagli e la bravura della tua misteriosa amica nell'editing hanno dato vita a un prestigioso post!...avanti così!
che dire...senza parole...nulla da aggiungere, solo che l'autore delle routard sta piangendo qui sulla mia spalla ma...è solo un dettaglio!!
servono magliette???
saluti
tt
C'e' grossa crisi dei commenti...
lasciamo un segno va'...si effettivamente tutto tace in 'sto blog...dott impiccio non è più l'anima della festa o siamo un attimo tutti un po' stanchi di ballare?
grande garcia.
gobbi ladri.
la prox volta porta indietro una bouta di mostarino (piena però)
Infine, ha ottenuto quello che stavo cercando! Io sicuramente godendo ogni po 'di essa. Contento mi sono imbattuto in questo articolo! sorriso che ti ho salvato per verificare cose nuove di postare..
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