martedì 4 novembre 2008
giovedì 10 luglio 2008
mercoledì 9 luglio 2008
martedì 18 marzo 2008
E' ora di grigliare

Amici cari e lontani…la primavera è alle porte e come le nostre madri ci hanno sempre ripetuto questo è il momento delle grandi pulizie e di riportare a nuova vita ciò che ormai puzza di naftalina. Quale migliore occasione per ricordare a tutti che radio pecetto esiste ancora e non è stato comprato, per pochi euri, da una cibernetica multinazionale?
Non solo sono ancora vivo ma ho anche grandi proposte da farvi che sintetizzerò qui in un’unica parola, in un grido che riecheggerà per tutte le colline comuniste:
GRIGLIAAAARE
Con quest’onda acustica che rimbomberà a lungo nel vostro vuoto stomaco voglio risvegliare il vostro istinto animale e far crescere in voi la voglia di riunirci, come fossimo un branco affamato, in una grande e festosa grigliata pasquale.
La grande domanda, che ormai si starà diffondendo come un virus nella vostra mente, dovrà essere:
MA DOVE?
Vi linko un sito della regione Piemonte con un elenco di aree verdi in cui è legale accendere fuochi. Ovviamente se qualcuno conoscesse altri posti collaudati l’invito a postarli in modo che nei prossimi giorni si riesca a definire un luogo in cui riunire le nostre polverose membra e riportarle a nuova vita!
GRILL THE WORLD
http://www.regione.piemonte.it/parchi/enti/schede/to/picnic.htm
venerdì 2 novembre 2007
Trattoria San Rocco Advertising Campaign
venerdì 28 settembre 2007
Rise and fall of Cricca summer
Giovedi riportano all'interno il bancone del bar: questa volta l'estate è davvero finita.Stasera sono stato alla Cricca per la consueta grappetta della muerte. Era deserta come non la si vedeva da mesi.
Mi accogle un Fiodor zoppicante, Sono caduto in bici come un babbo, confessa.
Prima c'erano i tuoi amici ma sono andati via. Altro segnale di decadenza.
Baba, insolitamente loquace, fa la spola tra il bancone e il calcetto, tanto cliente non ce ne sono.
Gli altri amici cui segnalo il gancio al ritrovo abituale rispondono sotto strati di coperte, intorpiditi nella loro tana, piena di provviste per l'inverno, che anche loro, povere bestiole, sentono imminente.
Aria di smobilitazione dappertutto, qui alla Cricca.
Sembrava che quest'anno ce l'avremo fatta, che l'estate potesse durare per sempre. E invece no. Eccola qui la restaurazione, il freddo, l'inverno, la muerte.
Vengo a sapere che Nino ci sarà solo più il lunedi.
Cameriere in giro pochissime, perfino i maghi del calcetto danno buca.
Come se non bastasse giovedi spostano dentro il bancone del bar: capitola l'ultima barricata all'avanzare dell'inverno. è proprio finita.
Anche la cameriera che tanto mi piaceva un tempo non lavora più qui. Ora, mi dicono, presta servizio presso un locale il cui nome mi suona come uno scherzo: Le Rondini. Calcolando che l'estate è finita e che la primavera è lontanissima, un pessimo nome. Nostalgia canaglia.
martedì 4 settembre 2007
Montenegro: molto più che un amaro.
Il Dott. Garcia e una compagna misteriosa alla scoperta delle inesplorate terre balcaniche.Il nostro primo contatto con i montenegrini è stato… con gli albanesi!
Sul favoloso traghetto della Montenegro Lines, in partenza da Ancona con ben 4 ore di ritardo, i nostri tentativi di socializzare con i “locals” per entrare in contatto con usi e costumi della terra che ci apprestiamo a visitare (in veste di veri viaggiatori, mica turisti, zaino e non roncato, Chatwin sottobraccio... e via!) si infrangono contro la dura realtà: qua sono tutti albanesi!!! Vanno a Scutari e il tragitto (o il traghetto?) della Montenegro Lines pare essere il migliore per raggiungere questa ridente località.
Ci dirigiamo verso la località balneare di Petrovac, arcinota sin dall’antichità per avere le acque più fredde del Mediterraneo, dove ci rilassiamo qualche giorno, entrando in contatto con la cultura turistica balcanica: spiagge inverosimilmente affollate, abbuffate di carne a 10 euro, moderato alcolismo, automobili naif (Yugo, Lada, Koral, Zastava), qualche fantastica scritta in cirillico, musica trash anni ’80-’90 (dalla discodance agli ingiustamente dimenticati Ricchi&Poveri), gabinetti a pagamento (sottile incitamento alla cacata naturalistica). Sconsigliamo, pertanto, i percorsi naturalistici a piedi nudi.
Evitiamo accuratamente Budva, la Rimini del Montenegro, descrittaci da alcuni superstiti come “un’immensa discoteca a cielo aperto” traboccante di musica, se possibile, ancora peggiore di quella di cui sopra e di “divertimenti” da far rabbrividire.
Puntiamo alle bocche di Kotor (un immenso fiordo stile norvegese e la più grande baia interna del Mediterraneo) e la nostra meta successiva è il minuscolo paesino di Perast. Ad arrivarci col teletrasporto verrebbe da pensare di essere in Svizzera oppure sul lago di Garda (ma molto più bello!). Noi comunque ci siamo arrivati con un autobus locale. Il paese è davvero piccolo e tranquillo, infatti non ci sono le solite megere alla fermata dell’autobus a proporci camere in affitto (probabile fregatura) e nemmeno esiste l’ufficio turistico... disperati, decidiamo di andare a chiedere in posta e... voilà! affittiamo una stanza nell’appartamento di due signorone piuttosto sovrappeso, che si trova proprio SOPRA la posta! Relax sulle microspiagge di Perast e bagni nel suo mare scurissimo e pulitissimo.
Per la serata ci dirigiamo verso la movida di Kotor, l’antica città marinara di Cattaro. Prendiamo il micropulmino di linea (10 posti) che nel giro di 3 fermate si riempie all’inverosimile (25 persone). Qui un allegro popolo vacanziero, in maggioranza donne dai 15 ai 45 anni seminude, si butta nel delirio notturno di Kotor. La guida parlava chiaro, «Evitate di andarci a luglio e agosto», e infatti è un casino totale: locali affollati, dj set (musica discutibile) in piazza, volumi altissimi, bancarelle e gente ovunque... Dopo due ore scappiamo.
sorprese e forse la prima prova di vita vera della sedicente coppia. Nostro compagno di viaggio è un vero globtrotter: americano di colore, allenatore di soccer, ogni anno dedica 3 mesi della sua vita a “viaggiare”, o meglio, ad accumulare timbri sul passaporto. Il suo viaggio si riduce infatti a una successione di aeroporto-paesaggio visto dal bus-paesaggio visto dal treno-aeroporto… tanti nonluoghi per un unico nonviaggio. E all’apparire di Dubrovnik, il globtrotter esclama “The most wondeful city in the world!”, scatta foto dal finestrino e ride contento. Ma neanche un'ora dopo l’arrivo nella suddetta citta’ ritroviamo l'inquieto globetrotter in attesa di un autobus per ripartire acora: "I want to go in Prague - ci confessa - and then in Dubai!".
Di Mostar (affascinante città con tanto di angeli che si tuffano dal tristemente famoso ponte in un fiume freddissimo anche ad agosto) ci preme segnalare il vino rosso locale, un similnebbiolo che taglia le gambe (Mostarino), e una deliziosa discoteca scavata dentro la roccia, Alì babà, dove, complice il vino, la Rakija e i numerosi Rum & Coca, simuliamo la scena madre della Corazzata Potemkin, facendo crollare alcuni cuscini di un divano giu’ per una scalinata, riscuotendo un certo successo fra i locals. Ubriachezza post-bellica.
A Sarajevo arriviamo in treno, partendo dalla stazione fantasma di Mostar. Il panorama è mozzafiato, ci muoviamo lentamente tra vette e laghi, dighe, fiumi larghissimi e calmi… vien voglia di fermarsi qui! E invece proseguiamo e siamo di nuovo metropolitani: viaggiamo sui deliziosi tram sarajevesi, esploriamo le periferie dall’architettura sovietica, ascoltiamo un concerto dal vivo di cover anni ’80 in uno scantinato trendy, visitiamo anche il museo del tunnel (stile Checkpoint Charlie a Berlino), riempiamo i nostri zaini con gli ultimi gadget (tra cui fantastici oggetti olimpico vintage di Sarajevo 84 e magliette del Maresciallo Tito!) e tocca già tornare, con un viaggio Sarajevo-Torino di 32 ore, culminato nell’incontro inaspettato, a Porta Nuova, con un dr. Impiccio quanto mai curioso, di ritorno da chissa’ quale meta esotica.

